The US Senate unanimously passed the TAKE IT DOWN Act, which would make non-consensual intimate imagery (NCII) illegal to post without consent, including AI-generated NCII, commonly referred to as “deepfake revenge pornography”...
The act, which was proposed by US Senate commerce committee ranking member Ted Cruz alongside Senator Amy Klobuchar, will place the onus of responsibility on social media giants to take down any NCII within 48 hours of a victim report.
According to researcher Burris Aubrey - author of "Hell Hath No Fury like a Woman Porned: Revenge Porn and the Need for a Federal Nonconsensual Pornography Statute" -"revenge porn" is the term used to describe an intimate image or video that is initially shared within the context of a private relationship but is later publicly disclosed, usually on the Internet, without the consent of the individual featured in the explicit graphic.
“Over the past several months, courageous victims of AI-deepfake ‘revenge porn’ have shared their stories to raise awareness and inform lawmakers’ efforts to stop this despicable behaviour”, said Cruz. “Passage of our bipartisan TAKE IT DOWN Act will give innocent victims – many of whom are teenage girls – the opportunity to seek justice against deviants who publish these abusive images. It will also hold big tech accountable by making sure websites remove these disgusting fake videos and pictures immediately".
The TAKE IT DOWN Act will now move to the House, which, if passed, will become law. Most US states already have legislation against the non-consensual publication of NCII, including 31 states with explicit protections against deepfake content, but there are yet to be overarching federal criminal classifications that will set a nationwide penalty and prosecution.
Congress did pass legislation in 2022 that created a civil cause of action for cases of NCII abuse, which would allow victims to sue those who publish NCII. However, these cases are expensive, take time and could result in relived trauma. Social media platforms and other online services, including Microsoft, Meta, Bumble, Match Group, IBM, Google, TikTok, TechNet, the Entertainment Software Association, Internet Works, and the US Chamber of Commerce have all shown support for the new legislation.
Additionally, the Rape, Abuse & Incest National Network (RAINN), which is the US’ largest anti-sexual violence agency, has pushed for the urgent passage of the bill into law. “We must provide victims of online abuse with the legal protections they need when intimate images are shared without their consent, especially now that deepfakes are creating horrifying new opportunities for abuse”, wrote Senator Klobuchar.
Daniel Croft Cyberdaily
Secondo una recente indagine commissionata da Motorola ai ragazzi e ragazze di età compresa tra i 18 e i 27 anni, il revenge porn è un fenomeno più vicino di quanto si possa pensare: nella GenZ uno/a su quattro conosce una vittima e il 92% degli intervistati conosce il termine. Nonostante ciò, la consapevolezza dei rischi correlati rimane bassa, il 50% di coloro che hanno inviato foto intime in passato lo rifarebbe.
La fotografia che emerge dalla ricerca è allarmante e indica una evidente mancanza di educazione sul tema. Il 95% degli intervistati chiede maggiore consapevolezza sul fenomeno e il 79% desidera informazioni su come proteggersi.
Scuola, università e piattaforme social sono considerati attori chiave nella prevenzione. In questa direzione va la campagna NonMiViolare.it sviluppata da Motorola, Telefono Rosa con la collaborazione della Polizia di Stato. Il progetto, rivolto principalmente ai giovani punta non solo a informare, ma anche a educare a un uso più consapevole dello smartphone, identificato come lo strumento principale per questo reato dal 90% degli intervistati.
Le vittime di questa violenza affrontano spesso conseguenze psicologiche devastanti. La vergogna, il senso di colpa e il timore del giudizio sociale possono condurre ad ansia, depressione e, nei casi più gravi a suicidi. È essenziale che le vittime ricevano supporto psicologico e che la società condanni senza riserve queste pratiche.
«Dal nostro Osservatorio emerge un incremento preoccupante delle denunce di revenge porn, soprattutto fra le adolescenti, e sappiamo che tali numeri rappresentano soltanto la punta dell’iceberg, perché la vittima ha difficoltà e vergogna a denunciare», ha detto Manuela De Giorgi, Primo Dirigente della Polizia di Stato e Dirigente del Centro Operativo per la Sicurezza Cibernetica della Polizia Postale Lombardia.
In Italia, la "vendetta pornografica" è stata introdotta come reato nel 2019 con l’articolo 612-ter del Codice Penale, che prevede pene fino a 6 anni di reclusione e multe fino a 15.000 euro. Chi subisce una violazione può denunciare presso le forze dell’ordine, come Polizia Postale o Carabinieri. È importante raccogliere prove (screenshot, link, testimonianze) per facilitare le indagini. In altri Paesi, come il Regno Unito, gli Stati Uniti (in alcuni Stati), l’Australia, il Canada e la Germania, il revenge porn è anch’esso riconosciuto come reato. Tuttavia, in molte nazioni manca ancora una legislazione specifica, rendendo la protezione delle vittime meno efficace.
Mark Perna Vanity Fair
Oggi la pornografia è ovunque, raggiungibile in qualsiasi momento con un click. Anche al lavoro e a scuola, persino quando si esce con gli amici o il partner. Il virtuale è sempre più un surrogato della realtà e talvolta può avere un impatto devastante sulla psiche, soprattutto nei più giovani.
Caso emblematico è quello di Billie Eilish, cantautrice statunitense e superstar globale, due Oscar all’attivo a poco più di vent’anni, che ha denunciato gli effetti devastanti della pornografia sulla sua vita, raccontando di esservi stata esposta fin dall’età di 11 anni. «Mi ha distrutto il cervello», ha raccontato, sollevando un problema che riguarda milioni di giovani in tutto il mondo.
Stando alle analisi diffuse dalla Fondazione Foresta, che da anni si occupa della salute mentale e sessuale degli adolescenti, la pornografia è sempre più diffusa tra i ragazzi. Sono gli stessi intervistati a riconoscere che l’esposizione a immagini esplicite provoca in molti casi dipendenza e ansia da prestazione, e soprattutto riduce l’interesse per il contatto reale con le persone.
«La diffusione capillare della pornografia ha modificato profondamente la nostra percezione della sessualità, e paradossalmente ciò che si nota tra i pazienti è la diminuzione del desiderio sessuale – spiega Marisa Galbussera, psicoanalista, vicepresidente del Centro Italiano Femminile (CIF) di Padova – l’incontro con l’altro diventa meno stimolante, si rischia di perdere quella parte di erotismo e immaginazione che sono fondamentali nella sessualità umana. L’esposizione a contenuti pornografici lascia un’impronta negativa e distorta del concetto di sessualità».
Nei soggetti più vulnerabili, la pornografia può diventare una vera e propria dipendenza, al pari della tossicodipendenza e della ludopatia.
La Difesa del Popolo Daniele Mont d'Arpizio
In Italia, il reato di "revenge porn" è disciplinato dall’art. 612 ter c.p. Il legislatore ha manifestato un significativo interesse per la tematica a fronte dei molti avvenimenti che hanno coinvolto, negli anni, giovani donne. Dopo i fatti che hanno avuto come protagonista Tiziana Cantone, l’opinione pubblica è diventata molto più sensibile rispetto a questo tema. L’enorme diffusione dell’uso dei social network, poi, ha reso necessario imporre regole più severe.
L’art. 612 ter c.p. prevede che: "Salvo che il fatto costituisca più grave reato, chiunque, dopo averli realizzati o sottratti, invia, consegna, cede, pubblica o diffonde immagini o video a contenuto sessualmente esplicito, destinati a rimanere privati, senza il consenso delle persone rappresentate, è punito con la reclusione da uno a sei anni e con la multa da euro 5.000 a euro 15.000. La stessa pena si applica a chi, avendo ricevuto o comunque acquisito le immagini o i video di cui al primo comma, li invia, consegna, cede, pubblica o diffonde senza il consenso delle persone rappresentate al fine di recare loro nocumento".
Quindi, se io ricevo un selfie pornografico e poi lo diffondo ulteriormente, senza il consenso della persona, commetto il reato. Dunque, la cessione del selfie pornogragico e/o pedopornografico rientra nel 612 ter, perché si tratta di cessione di immagine sessualmente esplicita, che avviene senza il consenso dell’interessato. L’art. 600 ter c.p. prevede una sanzione più grave solo per colui che fa commercio, equiparato a chi realizza il materiale sfruttando il minore.
Dunque, il selfie, anche se prodotto lecitamente, non può essere diffuso; vi è una criminalizzazione del sexting tra adolescenti, pratica che però è molto comune.
Clelia Tesone Dequo
Telegram ha compiuto un passo importante per contrastare la diffusione di materiale di abuso sessuale su minori (definito dall'acronimo CSAM), stringendo una collaborazione con l’IWF (International Watch Foundation). La decisione arriva quattro mesi dopo l'arresto del fondatore e CEO della piattaforma, Pavel Durov, avvenuto in Francia lo scorso agosto. Durov è attualmente accusato di dodici reati, tra cui complicità nella "distribuzione, offerta o messa a disposizione di immagini pornografiche di minori". Secondo l’IWF, dal 2022 ad oggi Telegram avrebbe ospitato migliaia di casi confermati di CSAM.
Remi Vaughn, responsabile stampa di Telegram, ha dichiarato che il supporto dell’IWF renderà più efficaci le operazioni della piattaforma, consentendo la rimozione dei contenuti illegali prima che raggiungano gli utenti.
HD blog
A chatbot told a 17-year-old that murdering his parents was a "reasonable response" to them limiting his screen time. Two families are suing Character.ai arguing the chatbot "poses a clear and present danger" to young people, including by "actively promoting violence".
Character.ai - a platform which allows users to create digital personalities they can interact with - is already facing legal action over the suicide of a teenager in Florida. Google is named as a defendant in the lawsuit, which claims the tech giant helped support the platform's development.
The plaintiffs want a judge to order the platform is shut down until its alleged dangers are addressed. The legal filing includes a screenshot of one of the interactions between the 17-year old - identified only as J.F. - and a Character.ai bot, where the issue of the restrictions on his screen time were discussed. The lawsuit seeks to hold the defendants responsible for what it calls the "serious, irreparable, and ongoing abuses". Character.ai is "causing serious harms to thousands of kids, including suicide, self-mutilation, sexual solicitation, isolation, depression, anxiety, and harm towards others", it says.
Chatbots are computer programmes which simulate conversations. The recent explosion in AI development has enabled them to become significantly more realistic. Character.ai, which has become one of the big players in this space, gaining attention in the past for its bots simulating therapy.
It has also been sharply criticised for taking too long to remove bots which replicated the schoolgirls Molly Russell and Brianna Ghey. Molly Russell took her life at the age of 14 after viewing posts related to suicide, depression and anxiety online online while Brianna Ghey, a 16-year-old British transgender girl, was brutally murdered by two teenagers in 2023.
Character.ai was founded by former Google engineers Noam Shazeer and Daniel De Freitas in 2021. The tech giant has since hired them back from the AI startup.
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